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22 NOVEMBRE 2007 Da Animal House
Parma- Come tanti ormai sanno, ANIMAL HOUSE GIU' LE MANI SU LE
ZAMPE, tra le tante, si sta da tempo dedicando all' "OPERAZIONE ROBIN
HOOD", un'iniziativa grazie a cui "i ricchi donano ai poveri", per
questo ha posizionato un carrello della spesa all'interno di un noto
centro commerciale, con attaccato un manifesto che spiega in cosa
consiste tale operazione ed alcune foto di cani e gatti in cerca di
famiglia.
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19 NOVEMBRE 2007
Animalieanimali
GIAPPONE RIPRENDE CACCIA ALLE
BALENE
Salpate le navi assassine.
Nell'Oceano Pacifico del Sud è
scattata la caccia alle balene, che durerà sino al termine di aprile.
Prima a salpare, dal porto di Shimonoseki, la "Nisshin Maru" una
baleniera della capacità di circa 8.000 tonnellate, che ha già puntato
la prua verso l'Antartide. Almeno altre tre navi sono pronte a seguirla.
Nel mirino dei pescatori, anche le humpbacks, una specie di balena
protetta e molto sensibile. Ogni cetaceo pesa in media di 30 tonnellate
e la sua peculiarità consiste nel possedere due grandi alette. Ad oggi,
però, di humpbacks se ne contano circa 2.500 esemplari. Cifra piuttosto
esigua. Per questo, la caccia a questo gruppo di balenottere è stata
bandita.
Il motivo? Il peggior nemico di questa specie si trova a riva ed è identificabile nell'uomo. Le megattere, come molte altre specie marine, migrano in cerca di acque più calde seguendo le coste. Le loro rotte, dunque, sono facilmente individuabili: proprio per questo costituiscono una co moda e facile preda. Non a caso, durante le battute di pesca, sono le prime ad essere uccise. Molti ambientalisti, consapevoli di questo pericolo, sono pronti a manifestare la loro protesta, giungendo addirittura a tracciare un enorme scritta "save" (salviamole) sulle battigie giapponesi. Un tentativo di sensibilizzazione che non si è tradotto in quanto sperato. La flotta, infatti, ha istruzioni precise: può sopprimere fino a 1000 balene, comprese 50 humpbacks. Una decisione che ha scatenato violenti contrasti anche perché la cattura a fini commerciali è stata bandita dal 1986 anche in Giappone. Tuttavia, fatta le legge, trovata la scappatoia: il governo del Sol Levante, infatti, consente la caccia in nome della ricerca scientifica. E scoppiano le polemiche. Junichi Sato, portavoce di Greenpeace, condanna senza appello "il piano humpback". "Questa specie è stata a rischio estinzione qualche decennio fa -spiega- e rimane estremamente sensibile. A mio avviso la morte di così tante balenottere può avere risvolti estremamente dannosi". Una tesi non condivisa dai funzionari locali. Tokyo ribatte e si aggrappa alla storia. "La caccia alla balena è un'antica tradizione giapponese -dice Hideki Moronuki, portavoce dei pescatori locale che respinge con forza le tesi ambientaliste - e, fra l'altro, la popolazione di humpbacks è a livelli sostenibili. Inoltre -ha poi aggiunto- la cattura di queste balene consente ai biologi marini di studiarne i loro organi interni e approfondirne la conoscenza. In ogni caso, il programma prevede la cattura di appena cinquanta esemplari, una quota esigua, che non stravolgerà di certo l'ecosistema". Gli ambientalisti, però, credono che dietro la scienza si nascondano scopi commerciali mirati a trarre profitto dagli introiti derivanti dalla carne di balena, una pietanza che in Giappone è molto apprezzata. Un'ipotesi seccamente negata dai funzionari locali. Tuttavia gli ecologisti non mollano. Sono convinti che la ricerca scientifica sia solo un pretesto per tenere in vita l'industria baleniera. Greenpeace, in particolare, è pronta ad attivarsi: l'associazione ambientalista, in questo senso, ha già in serbo una campagna che prevede diversi militanti a bordo di una nave, incaricati, a loro volta, di restare sulle tracce della flotta giapponese. Caccia ai cacciatori, dunque. |
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19 NOVEMBRE
2007
Animalieanimali
CREATORE PECORA DOLLY ABBANDONA
CLONAZIONE
Annuncio di Ian Wilmut
Lo scienziato britannico Ian
Wilmut, creatore della pecora Dolly, primo clone di mammifero ottenuto
partendo da una cellula di animale adulto, ha deciso di abbandonare le
proprie ricerche sulla clonazione a favore della produzione di cellule
staminali senza embrioni, come ha dichiarato al quotidiano Daily
Telegraph.
Wilmut, del Roslin Institute di Edimburgo, rinuncia quindi alla licenza ottenuta due anni fa per clonare embrioni umani, per seguire le orme del giapponese Shinya Yamanaka, dell'Universita' di Kyoto, il quale ha creato cellule staminali a partire da pezzetti di pelle di topo senza embrione. Yamanaka sarebbe riuscito ad ottenere analoghi risultati con cellule umane, secondo quanto indicato dal giornale. 'Ho deciso da qualche settimana - ha dichiarato Wilmut - di non continuare con la tecnica del trasferimento del nucleo, utilizzata per il clone Dolly. La ricerca sulle cellule staminali e' piu' facilmente accettata socialmente, ed e' al contempo estremamente appassionante'. Obiettivo della ricerca e' utilizzare le cellule staminali di uno stesso paziente per riparare ad esempio i danni dovuti ad una malattia. Al contrario, secondo alcuni scienziati, il tasso di successo del metodo utilizzato per la pecora Dolly non e' tanto elevato da rendere il metodo utilizzabile sull'uomo. |
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18 NOVEMBRE
2007
IL TIRRENO
Sei
cuccioli nel cassonetto Soffocati dal pressa-rifiuti
Bellissimi piccoli di pastore
maremmano Se ne salvano due, grazie agli operatori del Coseca, ai vigili
del fuoco e ai veterinari
GROSSETO. Erano belli come il
sole, sono morti nella maniera più orribile. Quattro cuccioli di pastore
maremmano, meravigliosi batuffoli bianchi, pressati in un camion del
Coseca come fossero immondizia. I netturbini non c’entrano niente. Anzi,
loro hanno fatto di tutto per salvare quei cagnolini ed è proprio grazie
a loro se altri due piccoli, un maschietto e una femminuccia, sono
sopravvisuti e oggi possono scodinzolare davanti all’obiettivo del
fotografo. La “bestia” che ha decretato sofferenza e morte per quei
quattro animaletti indifesi è un altro. È un “normale” cittadino che
ieri ha voluto vestire i panni dell’assassino liberandosi di una scomoda
cucciolata. Sei piccoli, 15/20 giorni di età, chiusi in un cartone e
gettati in un grosso cassonetto dei rifiuti a Campagnatico, località
Lupaie. Qui, lungo la strada che dalla Senese sale al paese, intorno
alle otto del mattino gli operatori del Coseca hanno fatto l’orribile
scoperta. Hanno caricato il grosso cassonetto e lo hanno svuotato nel
camion. Poi, come sempre, hanno avviato il compattatore, che pressa i
rifiuti per ridurne l’ingombro. Non appena la pressa ha cominciato il
suo lavoro, un operatore ha visto un cucciolo dimenarsi tra l’immondizia
nel camion. Ha fatto bloccare gli ingranaggi, ha tratto in salvo il
cucciolo ma subito si è reso conto che quel cagnolino non era solo. Dal
cumulo di rifiuti giungevano guaiti disperati, là sotto ce n’erano degli
altri. La squadra del Coseca ha allertato la polizia municipale di
Campagnatico, che a sua volta ha richiesto l’aiuto dei vigili del fuoco.
Il camion, bloccata la pressa, ha raggiunto la discarica delle Strillaie.
I rifiuti sono stati scaricati e i vigili del fuoco, bardati con tutte
le attrezzature necessarie, vi hanno scavato dentro alla ricerca dei
piccoli pastori maremmani. Nel frattempo era stata mobilitata anche
Marlena Giacolini, presidente dell’Enpa, che ha chiesto il soccorso del
servizio veterinario dell’Asl 9. Sotto gli occhi della dottoressa
Cacace sono riemersi dai rifiuti compattati altri cinque cagnolini.
Quattro già cadaveri, soffocati dalla pressa, e uno - una femminuccia -
che mostrava ancora qualche flebile segno di vita. La piccola è stata
curata prima dall’Asl a Villa Pizzetti, poi affidata alla clinica
veterinaria San Martino, del dottor Guidoni. Ce l’ha fatta, e in serata
è finita in una casa calda e accogliente, coccolata col fratellino dalla
famiglia Vegni, che li ha presi in custodia. Circondati dall’amore,
dopo essere stati vittime di un odio senza perché. Fino a tarda ora,
ieri sera, la municipale di Campagnatico ha indagato in zona per
risalire al killer. Trattare in quel modo gli animali è un reato grave.
Se verrà identificato, finirà nei guai. E.G.
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11 Novembre 2007
IL MESSAGGERO (Nazionale)
LONDRA - Anche le
aragoste (e i gamberetti) piangono, e non è vero che gli animali
invertebrati non percepiscano il dolore, ma anzi reagiscono muovendo
l'area ferita. A dirlo è una ricerca della Queen's University di
Belfast.
«Ho versato dell'acido acetico (il principale componente dell'aceto) sulle antenne di 144 gamberetti - ha spiegato il biologo Robert Elwood- che si sono strofinati l'area affetta per più di cinque minuti». La reazione, secondo il professore, è la stessa che manifestano i mammiferi esposti a prodotti irritanti. «È un'interpretazione dell'esperienza del dolore - ha dichiarato alla rivista britannica 'New Scientist' - gli animali imparano cos'è il dolore dalla sofferenza provata in passato e lo evitano in futuro». Finora si è sempre creduto il contrario e molti studiosi contestano la ricerca di Elwood. «C'è una differenza tra rispondere ad un acido e provare dolore», ha spiegato Richard Chapman dell'Università dello Utah. Anche secondo il ricercatore Lynne Sneddon della Liverpool University, l'esperimento del professor Elwood non è sufficiente a validare la tesi. «Si può sempre sostenere che il gamberetto si stava solo pulendo l'antenna e non mostrando dolore». A restarci male, probabilmente, saranno i cuochi: il miglior modo di cucinare l'aragosta è infatti bollirla viva, sia per conservare il sapore fresco che per ridurre il rischio di intossicazione. A favore dello studio sono, invece, gli animalisti, che lo vedono come un altro buon motivo per non mangiare pesce. «Più informazioni abbiamo sul dolore che provano gli animali e sul modo in cui vengono trattati e più dovremmo orientarci verso una dieta vegetariana», ha detto Annette Pinter della Società dei vegetariani. |
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LA SICILIA AGRIGENTO
Porto
Empedocle
Blitz nell'area ex Montedison Gatti gettati giù dalla finestra PORTO EMPEDOCLE (AG). Scaraventati giù dalla finestra senza tanti complimenti. Non sono andati tanto per il sottile gli operai che ieri mattina hanno sgomberato con le maniere forti il «gattile» sorto alcuni anni fa negli uffici che un tempo erano della Montedison, all’ingresso dell’omonima area. Un’area che un gruppo imprenditoriale agrigentino ha ottenuto con concessione del Comune e che nei prossimi mesi diventerà di nuovo zona industriale e non solo. Prima di costruire impianti per la produzione di turbine per impianti eolici e anche un palazzetto dello sport, gli operai da alcuni giorni stanno bonificando la zona all’ingresso dell’area. Dopo che nei mesi scorsi lo stesso imprenditore aveva provveduto a proprie spese a trasferire centinaia di cani con l’utilizzo di confortevoli aerei diretti nelle regioni dotati di canili adeguati, ieri è accaduto qualcosa di mai visto. Qualcosa che farebbe drizzare i capelli sulla testa di ogni animalista, anche dei meno integralisti. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto nei giorni scorsi, gli operai ieri hanno deciso di passare alle vie di fatto. Hanno forzato le porte d’ingresso degli uffici all’interno dei quali l’animalista Angelo Lucia accudisce da anni numerosi gatti. Felini abbandonati o affidatigli da coloro i quali non possono tenerli in casa. Gente che contribuisce con qualche decina di euro ogni settimana per l’acquisto del cibo specifico. I gatti accuditi con tanto amore sono stati fatti uscire con le maniere forti dalla struttura da bonificare. Lo stesso animalista ha raccontato di «averli visti gettare dai balconi», mentre altri sono scappati in altro modo. In tutto erano una ventina i felini ospiti della struttura, alcuni dei quali poco più che cuccioli di poche settimane. Un gatto è rimasto paralizzato per la paura su una ringhiera in attesa che l’inferno finisse. Già a metà mattina la bonifica dei gatti è stata ultimata con successo dagli operai. Dei gatti nessuna traccia, ma la loro sorte è segnata trattandosi di bestiole che mai hanno conosciuto la strada. [.....] |
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AGI
« ANIMALI: CFS
SCOPRE CARCASSE CANI NEL PARCO DELLE GRAVINECANILE STATTE: LAV SOLLECITA
ASSISTENZA PER CANI SUPERSTITI
(AGI) - Taranto, 8 nov. - La LAV esprime soddisfazione per il sequestro preventivo del canile-rifugio di Statte (Taranto), operato dal Nirda del Corpo Forestale dello Stato, dove di recente alcuni cani sono stati trovati morti, denutriti e malati. Ma gia’ dieci anni fa la LAV lo aveva incluso nella “lista nera” delle strutture-lager per quattrozampe, segnalando la sua grave inadeguatezza e il sovraffollamento (600 cani ospitati a fronte di una capienza di circa 200). “Seppure con l’amarezza di aver dovuto attendere troppi anni e la morte di troppi cani, prima di poter fermare questo orrore, ora speriamo che venga posta una parola giudiziaria definitiva, a tutela degli animali e delle casse pubbliche - dichiara Elisa D’Alessio, responsabile nazionale LAV settore Randagismo - Sollecitiamo una tempestiva e adeguata assistenza a questi cani, in attesa che sia accertata e punita ogni eventuale responsabilita’ per tali drammatici fatti. Di recente abbiamo raccolto piu’ di 300mila firme con le quali chiediamo un impegno concreto a Governo, Parlamento e Regioni per una legge d’integrazione alla Legge quadro 281/91 sulla prevenzione del randagismo, che preveda maggiori vincoli e controlli a coloro che gestiscono i canili, la chiusura dei canili-lager e il perseguimento dei responsabili di maltrattamenti, le necessarie sterilizzazioni, un servizio sanitario mutualistico per gli animali e sostegno al volontariato che accudisce concretamente gli animali. E grazie a queste firme raccolte, finalmente dalla prossima settimana la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati avviera’ l’iter di miglioramento della Legge 281, a sedici anni dal suo varo.”(AGI) |
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URGENTE DA TUTTA ITALIA!!!
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Dagli autori de "Il mondo di
Billo": |
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URGENTE!!! FIRMATE PIU' CHE POTETE!
http://www.corriere.it/gallerie/2005/03_Marzo/08/cane.shtml
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URGENTE DA TUTTA ITALIA!!!
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Dagli autori de "Il mondo di
Billo": |
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7 NOVEMBRE 2007 CORATO LIVE
Lasciò morire il suo cane: coratino denunciato In questi giorni gli sviluppi del procedimento penale secondo per il reato previsto dall'art. 544 bis del codice penale.
Corato (BA) - Una giornata di fine luglio
2007. Quasi 42 gradi. Sono le 14 del pomeriggio. In via Castel del Monte,
appena fuori la città, un bellissimo cane di razza "Corso" cerca riparo
dal sole cocente di quella giornata infernale. |
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7 NOVEMBRE 2007
Lamento Rumeno-Bucarest: NON AVEVANO NULLA DA MANGIARE... HANNO SBRANATO ME!!!
Un muso
devastato, due occhi attoniti:
e’ cio’ che resta di questo cane che come tanti altri e’ stato aggredito
dai compagni affamati C’e’ emergenza di cibo; hanno estremo bisogno di cure veterinarie; occorre sterilizzare e vaccinare oltre 450 cani in quanto 150 sono gia’ stati sterilizzati presso la clinica Ortovet.
Zdreanta Shelter, 400 cani in un campo in mezzo al nulla, a circa 70 km da Bucarest.
E’ la disperazione
totale: sono nel fango; non c’e’ acqua, ne’ elettricita’. Manca cibo; i
cani si nutrono di ossa, scarti di macellerie che non possono essere
rivenduti.
Vi e’ un numero considerevole di cuccioli in entrambi i canili: alcuni, pur cosi’ piccoli, tentano di cibarsi ugualmente di ossa, altri cercano di alimentarsi attingendo dalla mamma, ormai senza piu’ risorse.
Al momento ho potuto trasferire
4.000 euro per l’acquisto del cibo, utile a tamponare l’emergenza per
brevissimo tempo considerato il numero elevatissimo di cani da sfamare.
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5 NOVEMBRE 2007
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4 NOVEMBRE 2007 IL TIRRENO
«Uccisi a fucilate i nostri 3
cani» I proprietari: «Sono stati i cacciatori che assediano la nostra
casa»
LIVORNO.
Al ritorno a
casa, in località Poggio d’Arco al Gabbro, hanno trovato i loro tre
cani uccisi a fucilate. Gli animali, come hanno accertato anche i
carabinieri di Cecina, sono stati colpiti all’interno della recinzione
della casa. I colpi sono stati esplosi dall’esterno della rete, dove
sono state raccolte tre cartucce da caccia esplose.
Il fatto è stato denunciato al nostro giornale con una lettera firmata da Irene Perris, Francesco Ciarcia, Nicola Agate e Simone Balsini che descrivono la situazione di pericolo e di paura in cui vive in quella casa a Poggio d’Arco. «Dall’apertura della caccia più volte abbiamo dovuto urlare ai cacciatori per segnalare che gragnole di pallini cadevano ripetutamente sul tetto dell’abitazione e sui vetri delle finestre. I primi giorni i cani venivano a rifugiarsi in casa e noi evitavamo di uscire nell’orto». «Due giorni prima dell’uccisione dei cani, mentre mi trovavo nell’orto, una pioggia di pallini mi è caduta sulla testa. La nostra abitazione si trova al centro di un quadrato formato da quattro appostamenti fissi di caccia. In particolare la postazione nº 2450 si trova sulla collinetta sovrastante l’abitazione. Ho avuto un’accesa discussione con un cacciatore, ne udivo chiaramente la voce, ma non ero in grado di vederlo, si trovava in mezzo al bosco. L’ho invitato a mostrarsi, questi ha ignorato il mio invito ed ha continuato a sparare. Il cacciatore ha risposto che lui poteva fare come gli pare perché si trovava in casa sua». Ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se uno di noi, trovandosi in casa, fosse uscito udendo gli spari a meno di trenta metri dall’abitazione. Chiunque tra noi sarebbe intervenuto nel tentativo di salvare la vita ai cani. Un uomo capace di uccidere due cani ed il loro cucciolo di soli sei mesi, non avrebbe avuto scrupoli di alcun genere nel colpire un essere umano. Per favorire gli interessi legati all’attività venatoria vengono affidate armi da fuoco a persone che dimostrano di mancare dei requisiti di affidabilità che garantiscano il rispetto e la sicurezza dei cittadini». Poi l’annuncio delle reazioni. «Per la nostra sicurezza intendiamo continuare ad effettuare azioni di disturbo non violente all’attività venatoria, con musica ad alto volume e rumori provocati percuotendo pentole e barattoli. Questo per evitare che una persona che si è dimostrata pericolosa e irresponsabile possa continuare a girare armata in prossimità della nostra abitazione. Alle lamentele dei cacciatori che pagano per cacciare in prossimità della nostra casa, rispondiamo dicendo che anche noi paghiamo un mutuo, e che il diritto di vivere in un ambiente sicuro è più importante rispetto a quello di praticare uno “sport” innegabilmente cruento, impedendo il quieto vivere ad altri cittadini». «In occasione delle battute al cinghiale durante le quali i cacciatori bloccano l’unica via d’accesso percorribile in automobile, non saremo più tolleranti come negli anni scorsi e avviseremo tempestivamente la forza pubblica. Sospenderemo le azioni di disturbo all’attività venatoria solo qiuando sarà idemntificato chi ha ucciso i nostri cani». |
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3 NOVEMBRE
2007
ALTRE NOTIZIE
L'ATTACCO ALLA FAUNA SELVATICA
ITALIANA
C'è un indagato per la morte dei
tre orsi e dei due lupi avvelenati nel Parco nazionale d'Abruzzo nel
settembre scorso. La procura di Avezzano ha emesso cinque avvisi di
garanzia nei confronti di allevatori del posto. Proprio in seguito a
questo atto formale sono partite le perquisizioni nelle abitazioni e
nelle aziende dei cinque indagati, una a Pescasseroli (L'Aquila) e altre
quattro nella Marsica. Gli inquirenti hanno cercato veleni e pesticidi
utilizzati per contaminare la carne di capra che ha poi ucciso gli
animali. Gli interrogatori dei giorni scorsi sono serviti a raccogliere
elementi giudicati utili alle indagini. Alcuni degli indagati sembra
avessero dei contenziosi in corso con il Parco. Al termine delle
perquisizioni nei cinque allevamenti, il proprietario di una di queste
imprese è stato iscritto nel registro degli indagati, dopo che le forze
dell'ordine avevano controllato la sua abitazione, l'esercizio
commerciale e la stalla. L'accusa è quella di uccisione di animali,
violazioni della legge quadro aree protette e delle norme per la
protezione della fauna selvatica.
Ad intralciare ulteriormente le indagini sono stati i numerosi testimoni, presentatisi spontaneamente in Procura. Hanno fornito dettagli sulle uccisioni degli animali ma, secondo voci provenienti dalla stessa Procura di Sulmona e di Avezzano, sono testimoni da prendere con estrema cautela, quasi tutti spinti soltanto dalla volontà di gettara ombre ed accuse su alcuni vicini. Il fenomeno dell'aggressione alla fauna selvatica non è limitato, d'altra parte, al solo Parco Nazionale d'Abruzzo. Nella vicina provincia di Teramo, un gruppo di escursionisti che tornavano da una visita all'eremo di Sant'Angelo in Volturino, nella zona delle Gole del Salinello, hanno trovato la carcassa di un lupo ucciso da un proiettile. Ed anche questi sparuti ritrovamenti di animali morti, appartenenti a specie, sembra essere solo una punta d'iceberg. Secondo Piero Genovesi, tecnologo dell'Istituto nazionale di fauna selvatica, "non è possibile quantificare le vittime di avvelenamento in Italia fra gli animali selvatici, perchè non esiste una statistica di questo tipo. In tutta Italia questi fenomeni sono diffusi, ma con una variabilità locale: basta una singola persona per causare danni enormi". C'è poi da fare anche una distinzione tra le specie che abbondano nella nostra penisola e quelle che sono invece a rischio di estinzione; infatti mentre in Italia volpi e cornacchie sono piuttosto abbondanti, ma tuttavia al primo posto nella classifica degli animali vittime del veleno, per gli orsi le cose stanno diversamente, poichè che sono in numero molto più ridotto e vivono in un'area ristretta. A tale proposito, Genovesi osserva: "Mentre nel primo caso il danno su queste popolazioni è nullo, nel secondo caso più le popolazioni sono ridotte e più la mortalità aggiuntiva ha un forte impatto e diventa causa ultima dell'estinzione". Non sono però solo gli orsi le uniche vittime di bocconi avvelenati, perchè "le specie più minacciate sono quelle che mangiano anche le carcasse di animali morti", afferma Genovesi, "ad esempio un classico sono gli avvoltoi. In Italia in passato ne esistevano quattro specie, oggi sono tre e tutte a rischio estinzione. I più a rischio sono quindi rapaci, corvi e cicogne". Non si può fare un bilancio nazionale, ma esistono esempi e statistiche di avvelenamento solo su base locale e non in tutte le province e regioni. "Anche in una provincia come quella di Bologna", ricorda Genovesi, "gli episodi non sono stati pochi. Di recente sono stati uccisi un paio di lupi e almeno 20 o 30 poiane sono state trovate morte tutte insieme in un'area e in un periodo limitato". Un altro esempio arriva dalla Sardegna, dove sono stati avvelenati 8 grifoni e quest'anno nel periodo della riproduzione mancava un terzo della colonia, visto che su 30 coppie ne sono rimaste 20. "Quantificare le morti da avvelenamento", spiega l'esperto dell'Infs, è difficile. L'avvelenamento può essere intenzionale oppure no: allevatori, agricoltori o cacciatori usano sostanze letali contro cani inselvatichiti, volpi e cornacchie. Orsi e aquile reali non sono in genere un obiettivo, ma essendo l'avvelenamento un metodo non selettivo, chi arriva prima sul boccone lo mangia. Ci sono poi determinate sostanze utilizzate in agricoltura per uccidere i roditori. Questi muoiono sui campi e diventano il pasto di un uccello da preda, come il nibbio". Un altro problema grosso è quello del piombo nelle munizioni da caccia, un veleno che rimane nell'animale ferito e non recuperato: nel caso in cui venga catturato e salvato, l'animale comunque soffrirà di saturnismo per poi morire, visto che la malattia comporta che non riesce più a coordinare i movimenti. Per questo, "per tutelare specie in estinzione come quella del condor", conclude l'esperto Infs, "il governo della California ha appena proibito il piombo nelle munizioni per la caccia agli ungulati. Uno studio di qualche anno fa ha appurato che i condor, dopo essere stati catturati, allevati e rilasciati, morivano dopo il rientro in natura, a causa del piombo contenuto negli ungulati abbattuti o nei resti abbandonati dai cacciatori". Nella nostra Italia le cose stanno anche peggio. Ricorda infatti l'associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia, che la mancanza di uomini e risorse rendono il Corpo Forestale dello Stato spesso inerme di fronte a bracconieri e pastori privi di scrupoli. Probabilmente, è arrivata l'ora di riorganizzare la difesa della natura protetta, ma anche di ricominciare ad educare chi vede la tutela e la conservazione delle zone protette, come fumo negli occhi. E' evidente che anche in una regione come l'Abruzzo, con tre Parchi Naturali, qualcuno ha, in malafede, voluto dimenticare che il minare alla radice la sopravvivenza di grandi e importanti carnivori come l'orso ed il lupo, mette a rischio non solo l'equilibrio naturale e la biodiversità, ma anche le generazioni umane future. |
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2 NOVEMBRE
2007
TISCALI ANIMALI
Il problema
dell'abbandono
Il
randagismo si combatte con la sterilizzazione
Le notizie
provenienti da Taranto ci offrono lo spunto per qualche riflessione.
Come noto, la situazione del canile di Statte, da anni nell'occhio del
ciclone per una gestione a dir poco vergognosa, è "scoppiata" quando i
volontari dell'associazione di polizia ecozoofila di Milano sono giunti
sul luogo, pochi giorni orsono. Il canile, originariamente concepito per
200 soggetti, ne conteneva oltre 600, la maggior parte in condizioni
pietose, per mancanza di qualsiasi cura sanitaria.
Durante il
sopralluogo si sono finalmente mosse anche le autorità di polizia che
hanno scoperto, in un burrone adiacente il canile, oltre cento cadaveri
di cani in avanzato stato di decomposizione. Il gestore del canile
denunciava la morte dei cani, ma non li inviava all'inceneritore,
trovando più comodo gettarli nel dirupo. Avvertita l'USL (secondo la
quale i cani erano curati in modo eccellente) e, vista la situazione
drammatica, il colonnello Cialis, a capo dei volontari, si presentava
davanti al magistrato chiedendo il sequestro del canile, in quanto
l'attuale responsabile pretendeva di continuare a gestirlo in quel modo.
Al di là del fatto che un altro
pezzo di un vergognoso (altro che Bel) paese finisce per l'ennesima
volta sui media nazionali e internazionali, al di là della complicità
colpevole che le amministrazioni dimostrano troppo spesso nella gestione
di questi canili, ancora una volta viene alla ribalta, in tutta la sua
drammaticità, il problema del randagismo e della sua prevenzione. Ormai
credo sia sotto gli occhi di tutti la fallimentare soluzione dei canili,
quali "contenitori" per arginare questa piaga, sconosciuta nei paesi più
civili.
I canili si trasformano in un
business nel quale si infiltrano mafia e camorra con la connivenza di
amministrazioni incapaci e corrotte. Chi ci va di mezzo naturalmente
sono i cani, oltre ai soldi dei cittadini versati nelle casse delle
cosche criminali. Da zoofilo quale sono, mi trovo a pensare che, se
fossi un cane "ospite" di tali lager, con davanti, anni di stenti e
sofferenze che si concludono con un calcio nel sedere giù per un
burrone, preferirei che qualcuno mi inserisse un ago pietoso in vena.
Il problema dell'abbandono dei
cani si deve affrontare con coraggio e determinazione alla radice. Le
USL, invece di aprire strutture veterinarie per i privati, di cui è
letteralmente costellato l'intero territorio nazionale, dovrebbe
profondere tutte le energie nella sterilizzazione precoce dei cani, in
modo da impedirne la riproduzione e laddove, non vi sia personale
sufficiente, fare come si opera in campo umano: convenzioni con
strutture private già esistenti, in grado di operare con scienza e
coscienza adeguate.
In California sta facendo
discutere (ma sta passando) una legge che obbliga chi non desidera
cucciolate a sterilizzare le proprie cagne, pena severe multe. Non è
detto si debba arrivare a tanto, ma se dobbiamo ingrassare la
criminalità con i soldi pubblici sulla pelle dei cani, a mali estremi
estremi rimedi. Tanto più che la sterilizzazione delle cagne a sei,
sette mesi di età, ormai è ampiamente dimostrato che mette al riparo da
tumori maligni mammari in età adulta.
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2 NOVEMBRE
2007
LA PADANIA
Denuncia dell’Aidaa a Milano:
«Migliaia di gatti in pellicce»
Milano - Un fiorente mercato di
pelli di gatto tra le varie comunità orientali che vivono nel Nord.
Questa la denuncia che il presidente dell’Associazione italiana difesa
animali ed ambiente (Aidaa) Lorenzo Croce ha presentato in una lettera
alla Procura milanese. In essa Croce chiede di essere ascoltato dai
giudici per fornire informazioni in merito ad un traffico di migliaia di
pelli di gatto destinate ai laboratori della zona di via Paolo Sarpi a
Milano, di Prato e altre località del Comasco, dove sarebbero
trasformate in pellicce e tappeti.
Croce parla di una filiera illegale che parte dal rapimento dei gatti dalle “colonie” delle grandi città e finisce nelle macellerie clandestine dove verrebbero uccisi e scuoiati. Le pelli, del valore di 5-10 euro per gatti comuni fino a 100 per quelli di razza, sarebbero poi conciate e vendute a laboratori compiacenti gestiti per la maggior parte da persone di nazionalità orientale (cinesi e coreani in prevalenza). |
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1 NOVEMBRE 2007
Petizione contro i bocconi
avvelenati |
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URGENTE DA TUTTA ITALIA!!!
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Dagli autori de "Il mondo di
Billo": |
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31 OTTOBRE 2007 ADN KRONOS
Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa: ''Modo perverso
per informare l'opinione pubblica''
Uccide cane per ‘arte’, Guillermo Habacuc Vargas si scusa
Oltre 150.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi
giorni, hanno espresso la propria indignazione. Adesso l’artista del Costa
Rica, che rischia di non essere ammesso alla ‘Biennale Centroamericana
Roma, 31 ott. – (Ign) –
Biennale a rischio per Guillermo Habacuc Vargas,
lo ‘'peudoartista'’ 50enne del Costa Rica che ha
messo in mostra un cane randagio (guarda la
fotogallery),
legato in un angolo della sala, lasciandolo morire di fame e sete.
Oltre 150.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi giorni, hanno
espresso la propria indignazione verso quella che, secondo loro, non può
essere certo considerata un'opera d'arte. |
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URGENTE DA TUTTA ITALIA!!!
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Dagli autori de "Il mondo di
Billo": |
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28 ottobre
2007
IL GIORNALE L’ultima "opera d’arte". Un cane torturato davanti al pubblico di Mario Cervi
Pare che Guillermo Habacuc Vargas,
nato in Costarica, goda come artista di notevole fama, almeno dalle sue
parti. Dovrebbe essere uno dei rappresentanti del suo Paese nella
Biennale Centroamericana del 2008, in Honduras. Per quel che mi
riguarda, e in base alle notizie che ho avuto, Guillermo Habacuc Vargas
è un poco di buono, anzi è tutto cattivo. |
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28 OTTOBRE 2007
LIBERO
Otto cani in gabbia con i topi
CARMEN DE MONTE
Roma - Un canile abusivo, definito dagli investigatori "lager", ieri mattina è stato scoperto e smantellato dalla Squadra Cinofili della questura di Roma. La struttura era sorta, senza autorizzazioni, sulle sponde del tevere all'al tezza della Magliana. Nel canile, gli agenti hanno trovato otto cani rinchiusi in gabbie. Gli animali erano in pessime condizioni: riversi sui loro escrementi, in gabbie popolate da grossi ratti. Il blitz dei poliziotti è scattato con la collaborazione dell'Ufficio diritti degli Animali del Comune di Roma, che avevano ricevuto segnalazioni riguardo al canile abusivo. Appena arrivati a destinazione, le forze dell'ordine si sono trovate davanti ad uno spettacolo terribile. Gli animali, costretti a vivere tra i loro escrementi, erano custoditi in box sporchi, maleodoranti e frequentati da grossi topi di fogna. I cani sono stati immediatamente liberati e visitati, direttamente sul posto, da alcuni veterinari arrivati insieme alla polizia. Alcuni cani sono stati affidati ai proprietari, ai quali è stato intimato di recarsi presso l'Ufficio animali del Comune per mostrare la necessaria documentazione sanitaria e quindi riprendere in custodia la bestiola. Due dei cani, un bracco ed un meticcio particolarmente malandati, sono stati portati in un ambulatorio veterinario per dare loro le cure più urgenti. Il canile è stato immediatamente abbattuto dagli operatori dell'Ardis. Dopo questo caso, seguiranno altri controlli. L'ufficio Animali del Comune è deciso a dare battaglia alla piaga dei canili-lager. |
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23 OTTOBRE
2007 Da Agire Ora PROTESTA "Artista" pazzo fa morire di fame un cane in Centro America
Tantissime persone ci hanno scritto per segnalare la vicenda del cane
fatto morire di fame come "opera d'arte" in Centro America. |
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22 OTTOBRE 2007
CORRIERE DELLA SERA
Fece poi
discutere la sua teoria secondo cui Gesù era vegetariano
Il prete
che aprì la chiesa agli animali
Si è spento a 80 anni mons.
Mario Canciani. Sostenne che anche le bestie possono accedere al regno
dei Cieli
ROMA - Se ne è andato in punta
di piedi a 80 anni mons. Mario Canciani, lo storico parroco di San
Giovanni dei Fiorentini, che aveva aperto questa bellissima chiesa
romana agli animali domestici: gatti, cani, uccellini. Il fatto
straordinario delle messe da lui celebrate a pochi passi dal Vaticano
era che gli «amici dell'uomo» si comportavano benissimo, senza mai
disturbare la liturgia, come fossero consapevoli del grande dono che
il parroco aveva fatto a padroni e padroncini permettendo la loro
presenza.
GESU' VEGETARIANO - Già
assistente diocesano dell'Azione Cattolica, don Canciani aveva preso
pubblicamente le difese degli agnelli che finiscono in tavola nelle
feste pasquali, sostenendo da biblista che Gesù era vegetariano. Una
tesi che Benedetto XVI ha accreditato quest'anno nell'omelia del
Giovedì Santo, confermando la vicinanza del Messia agli Esseni, un
gruppo che notoriamente non si cibava di carne. Con il card. Ratzinger,
che spesso arrivava fino all'inizio di via Giulia nelle sue
passeggiate, Canciani condivideva l'amore per gli animali, soprattutto
per i gatti, che ospitava in gran numero nella sua canonica.
ANIMALI IN PARADISO - Anche
Paolo VI aveva dato ragione a Canciani, quando tanti anni fa il prete
sostenne tra i primi che gli animali vanno in Paradiso. Don Mario è
stato inoltre per 26 anni il confessore di Giulio Andreotti. Negli
ultimi anni, raggiunto il limite massimo di età, aveva lasciato la
parrocchia e si era ritirato nella casa per i preti anziani della
diocesi di Roma
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22 OTTOBRE
2007 Da Agire Ora
Questa protesta non riguarda
direttamente gli animali, ma riguarda la
possibilita'
di tutti noi di fare informazione attraverso il web per salvarli, quindi
e' importante. |
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21 OTTOBRE
2007 Da Animal House
Ciao! |
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URGENTE DA TUTTA ITALIA!!!
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Dagli autori de "Il mondo di
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18 OTTOBRE
2007
GAZZETTINO DI PORDENONE
GLI ULTIMI
GIORNI SERENI DI PIPPO
Francesca Orlando
Manuel Veronese è
il vice presidente dell'Apa (Associazione protezione animali) di
Chioggia.
Ci tiene aggiornati di tanto in tanto sulle vicende, le storie, dei nostri amici cagnolini. Non sono storie pordenonesi, le sue, ma i cani sono sempre cani e "cittadini" o meno che siano, dedichiamo sempre a loro volentieri il nostro spazio settimanale. E allora ecco cosa ci racconta oggi Manuel.«Rieccomi qua - scrive - per parlare di una storia, di un'amicizia vera non un'amicizia tra due persone, ma tra un ragazzo e il suo cane. Un uomo e un cane che si sono incontrati per caso e sono stati uniti dal destino quello stesso destino che oggi gli si è "rivoltato contro", contro di loro, contro Andrea e Pippo».«Sono appena tornato da Bologna - racconta - e per tutto il viaggio di ritorno ho trattenuto le lacrime per non fare capire ad Andrea la verità, e cioè che il suo cane, il suo amico, è malato, di un male che purtroppo è incurabile tumore ai polmoni. Questo è il responso del veterinario che ha fatto l'esame è in metastasi, non c'è più niente da fare e Pippo dovrà morire. Allo studio del veterinario ho tenuto Andrea lontano, distante, in modo che non sentisse niente di ciò che diceva il medico; gli ho chiesto quanto aveva ancora da vivere Pippo e lui, con la testa bassa, mi ha risposto: "Forse un giorno, forse due, al massimo dieci giorni..."Mi è mancata l'aria per un attimo, eppure non potevo farmi vedere in lacrime da Andrea, lui che aspettava in entrata con quella luce negli occhi di chi vuol sentire che andrà tutto bene, che il dottore ha trovato la malattia ed anche la cura per Pippo. Ho accompagnato Andrea a casa e durante la strada mi diceva che non avrebbe speso più i suoi soldi per vestiti o per altre cose, ma solo per far stare bene Pippo. E allora ci siamo fermati e io gli ho detto la verità mentre parlavo i suoi occhi si riempivano di lacrime e stringeva il suo cane sempre più a se stesso come per proteggerlo e sentire che c'era ancora, che lui era lì, ma non per molto altro tempo. Ho parlato al nonno, che ha acconsentito di tenere Pippo a casa con loro, almeno per gli ultimi giorni che gli restavano da vivere, e mentre gli voltavo le spalle, finalmente anche io, con le lacrime che sgorgavano, ho sentito Andrea che parlava al suo cane: solo tre parole, ma cariche di un affetto, di un'amicizia decisamente rara tra i cosiddetti "umani". Tre parole: "Pippo, amico mio!". Per tanti Pippo sarà solo un cane, uno dei tanti ma per Andrea è stato l'amico, l'unico amico, l'unico essere che lo ha visto oltre l'apparenza e che ha amato incondizionatamente, come solo un cane sa fare». Andrea e Pippo hanno potuto stare insieme pochi giorni ancora. Giorni in cui Andrea è stato accanto al suo amico con dedizione e amore, forse attaccato a una vana speranza di un miracolo Un miracolo di cui Pippo forse era incosciente, anche se chissà forse lui, oramai al limite delle sue forze, sentiva che la vita stava per finire... si è accoccolato accanto al suo padrone e si è goduto le ultime tenere coccole, le ultime chiacchierate nel silenzio della notte, al caldo della casa e dell'affetto di Andrea fino a che, nella notte tra il 12 e il 13 ottobre, ha chiuso gli occhi per non aprirli più e si è lasciato andare leggero. È volato via, tra le nuvole, lasciando ad Andrea un vuoto che nessun cane potrà mai più colmare e pagine interiori piene di inchiostro che parlano di un amore straordinario e unico pagine che lì resteranno, indelebili, per sempre. |
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19 OTTOBRE
2007Da newsletter Oipa del 18 ottobreFERMIAMO GLI ESPERIMENTI SUI CANI NELL’ILLINOIS (USA) Un giornalista del New York Times di recente ha visitato il laboratorio per la sperimentazione animale gestito da George Fahey professore dell’University of Illinois (USA) e ha visto cani “mutilati per amore della scienza”. Ciascuno dei cani è stato sottoposto ad un intervento chirurgico durante il quale un tubo di plastica è stato impiantato nell’intestino al fine di misurare il metabolismo e l’assorbimento del nutrimento. Questo tipo di mutilazioni sono tanto antiquate quanto crudeli.“TNO Nutrition” e “Food Research”, organizzazioni impegnate nella ricerca di alternative agli animali, hanno sviluppato un sofisticato strumento, un modello computerizzato chiamato FIDO, il quale potrebbe sostituire i cani che attualmente sono nel laboratorio di Fahey. Invia la lettera di protesta alla pagina http://www.oipaitalia.com/vivisezione/appelli/illinois.html |
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18 OTTOBRE
2007 Gli amici de IL RIFUGIO hanno bisogno di aiuto!
L'8 novembre verranno sfrattati
!!!!!
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15 OTTOBRE
2007
DIRE GIOVANI
Cani
scuoiati vivi in Cina
ROMA - Se
non ci fosse un video a testimoniarlo sul sito
www.petatv.com sarebbe da non credere.
Per la ferocia, la crudezza, la cattiveria che un essere umano può
raggiungere ai danni di un animale. In Cina migliaia di cani vengono
scuoiati vivi: sono infatti considerati animali da pelliccia e quindi
utilizzati nell'industria. I cani vengono tenuti in cattività, poi - al
momento giusto - introdotti in un recinto, bastonati e spellati. Vivi.
Una crudeltà ulteriore giustificata da motivi di natura economica: non
c'è bisogno di spendere soldi per proiettili o veleno. Contro questa
assurda pratica è in corso una raccolta di firme su Internet che si
affianca al video realizzato e prodotto da
Swiss animal
protection. L'85%
delle pellicce in commercio proviene dai cosiddetti allevamenti di
animali da pelliccia.
Nel video, la campagna Lav
contro le brutalità perpetrate nei confronti dei cani
La Cina è il maggior esportatore
di articoli di vestiario in pelliccia. Secondo le indicazioni
dell'industria delle pellicce, la Cina è anche il maggior produttore e
trasformatore di pellicce a livello mondiale. Volpi rosse ed artiche,
cani procioni, visoni e conigli rex sono allevati in Cina per produrre
pellicce. Manovalanza a basso costo ed assenza di regolamenti
restrittivi nel campo della protezione degli animali e dell'ambiente
facilitano, e rendono conveniente, la loro produzione e lavorazione.
Tra novembre e dicembre gli
animali allevati sono venduti, uccisi, scuoiati e la loro pelliccia
viene lavorata. Gli allevatori portano i loro animali al mercato per
venderli a commercianti di pellicce. Nelle immediate vicinanze del
mercato gli animali sono uccisi e scuoiati. L'uccisione è orribile:
volpi, cani selvatici o cani vengono storditi con un colpo alla
testa, appesi a testa in giù, quindi squarciati dal basso ventre e le
zampe posteriori. Il tutto per non danneggiare la pelliccia. Alcuni
animali tornano coscenti durante la scuoiatura o dopo che è stata loro
strappata la pelliccia. L'agonia dura, in questi casi, da cinque a dieci
minuti.
Nel video, un altro spot Lav
contro l'abbandono dei cani
Contro la brutale pratica in uso
in Cina si scaglia il sottosegretario all'Economia Paolo Cento: "E' una
pratica indegna per un Paese che vuole affacciarsi alla
civiltà, invierò una lettera all'ambasciata cinese a Roma per
sollecitare la fine dell'uso degli animali a fini commerciali
utilizzando peraltro pratiche trucide e incivili". Ancora più risoluti
gli Animalisti italiani che per bocca del loro direttore, Ilaria Ferri,
auspicano il boicottaggio internazionale delle Olimpiadi per fermare i
maltrattamenti nei confronti dei cani .(Tot/Dac/Fde/ Dire)
Per vedere i video
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Se volete che le vostre foto o i vostri messaggi, vengano inserite in questa rubrica inviatele a questo indirizzo, allegando una piccola nota di spiegazione (nel caso si tratti di foto) in cui specificate anche il nome dei vostri simpatici amici e ... Grazie! |
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