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I
cani ed i gatti che ogni anno vengono persi o abbandonati, che non
finiscono i loro giorni sul ciglio di una strada o in qualche desolata
campagna, ma che non hanno neppure la fortuna di incontrare qualcuno che
si prenda cura di loro, vengono spesso rinchiusi ed “ospitati” nei
cosiddetti “rifugi” per animali.
Ma
ci siamo mai preoccupati di informarci su quali siano le reali condizioni
di vita, all’interno dei canili e dei gattili, pubblici e privati, della
nostra regione, o della nostra città? Sarebbe giusto tentare di farlo!
Una Legge nazionale
obbliga i comuni ad assumere la gestione e il controllo di queste
strutture, e molti comuni hanno preferito appoggiarsi a strutture private
già esistenti, in sostituzione o ad integrazione di quelle pubbliche,
stipulando contratti che prevedono lo stanziamento di contributi comunali
a loro favore per ogni animale ospitato.
Tuttavia il controllo di queste strutture che dovrebbe essere assiduo e
costante, è invece in qualche modo lasciato al caso. poiché le cronache
dei giornali, alcune trasmissioni televisive a diffusione nazionale e
regionale, indagini e denunce di associazioni animaliste come la LAV,
ecc…, hanno messo in evidenza le terribili condizioni in cui questi poveri
animali vengono tenuti in moltissimi di questi cosiddetti “rifugi”:
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Gabbie fatiscenti e sovraffollate all’interno delle quali i cani sono
talmente stretti da aggredirsi l’uno con l’altro per mancanza di spazio
vitale.
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Mancanza all’interno delle gabbie di adeguati ripari dalle intemperie
invernali e dalla calura estiva.
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Mancanza anche di un minimo controllo igienico e sanitario con
conseguente diffusione di malattie infettive e parassitarie.
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Nutrimento insufficiente e/o inadeguato.
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Maltrattamenti vari.
Anche la lista dei maltrattamenti cui vengono sottoposte queste piccole
creature indifese, nei cosiddetti “canili lager”, è lunghissima…elenchiamo
solo alcuni punti:
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Cani presi a bastonate fino a provocarne la morte.
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Cani e gatti che scompaiono misteriosamente, per riapparire poi in
qualche laboratorio di ricerca dove viene praticata la vivisezione.
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Cani resi muti chirurgicamente per impedirgli di “infastidire”, o
richiamare l’attenzione, con i loro latrati di sofferenza.
Non è facile riuscire ad entrare nei “canili lager” privati.
In
queste strutture, che sorgono sovente in località isolate, i gestori hanno
tutto l’interesse a non favorire l’adozione degli animali e ad avere un
alto numero di “ospiti dichiarati”, unitamente ad un alto numero di
“decessi non dichiarati”, allo scopo di ridurre al minimo i costi di
gestione e usufruire al massimo dei contributi comunali loro destinati
(fino a 7 euro al giorno per ogni cane).
Tuttavia ci sembra opportuno sottolineare che non bisogna, fare “di tutta
l'erba un fascio”, moltissime altre strutture in tante località italiane
cercano disperatamente di barcamenarsi tra i costi di gestione, che sono
comunque alti e collaborano con le associazioni animaliste e con i
volontari, ottenendo, anche grazie a questi, condizioni di vita
accettabili per i nostri sfortunati amici.
E’, pertanto, estremamente importante che ogni cittadino che venga a
conoscenza di situazioni di maltrattamenti e di degrado, presenti in
strutture pubbliche o private in cui vengono ospitati questi sfortunati
amici, senta il dovere di denunciarle segnalandole alle autorità
competenti o alle associazioni che si stanno battendo per porre fine a
questa piaga.
La LAV sta conducendo una seria
campagna di sensibilizzazione e denuncia a cui vi invitiamo a partecipare.
A
tal fine, forniamo una serie di banners e links che rimandano a pagine di
siti, utili a chiarirsi le idee
sull’argomento e a intervenire attivamente con denuncie ed altro, a favore
di questa iniziativa. |